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mercoledì 29 gennaio 2020

La Bagna Caoda: salsa della tradizione contadina piemontese





Piatto simbolo della cucina contadina piemontese, una “salsa calda” in cui intingere le verdure di stagione del territorio, accompagnata da pane e buon vino rosso.  Si gusta in un apposito tegame di coccio, la s-cionfetta, all'interno del quale la bagna rimane  calda grazie ad una piccola candela posta al di sotto di esso.

Ingredienti:     
-           12 acciughe sotto sale          
-           3 spicchi d'aglio a persona
-           300 g ca. di olio extravergine d'oliva
-           40 g ca di burro

Preparazione:
Liberate le acciughe del sale strofinandole con un panno o mettendole a bagno in acqua fredda per 5 minuti. Asciugatele e diliscatele.
Mettete un recipiente in terracotta con manico su fuoco bassissimo. Versate nel contenitore mezzo bicchiere d'olio e il burro, unite gli spicchi d'aglio pelati, privati del germoglio e affettati sottili. Fate cuocere a fuoco moderato, facendo attenzione a non far mai friggere l'olio e mescolando con il cucchiaio di legno, finché l'aglio non sia disfatto completamente.
Aggiungete l'olio rimanente e le acciughe a pezzetti, facendole sciogliere. Proseguite la cottura a fuoco baso fino a quando il composto non abbia raggiunto la consistenza di una salsa di colore lievemente marrone. Servite nelle singole s-cionfette.


Servire accompagnando cardi, peperoni crudi, peperoni arrostiti e spellati, peperoni sotto aceto, topinambur, cavoli verdi, bianchi e rossi, cuori di scarola e di indivia, porri freschi, cipolllotti lunghi, rape bianche, barbabietole rosse al forno, cavolfiori lessi,  cipolle al forno, piatti di patate bianche bollite nella loro buccia, mele, fette di zucca arrostite o fritte, fette di polenta calda, arrostita o fritta.




lunedì 20 gennaio 2020

Piatti tipici della stagione invernale in Provincia di Torino








Sulle tavole di Torino e della sua provincia piatti tipici sono protagonisti di una tradizione tramandata fino a oggi.  Nei mesi invernali l'ingrediente d’eccellenza è  la carne, declinata in molte varianti, è alla base di tre grandi classici:

Gran Bollito Misto: la ricetta tradizionale detta anche del "Bollito storico risorgimentale piemontese" perché particolarmente gradita a re Vittorio Emanuele II, comprende sette tagli principali di manzo, cotti insieme nella pentola più grande, sette "ammennicoli", ovvero tagli di carne da cuocersi in pentole separate, sette bagnèt (salse), un "richiamo" la lonza di maiale e quattro contorni: patate lesse, spinaci al burro, funghi trifolati e cipolle in agrodolce.

Fritto Misto alla Piemontese: nel corso degli anni la preparazione ha subito importanti aggiunte,  abbinando il dolce con il salato, è stata aggiunta la mela e l'amaretto, oltre carni miste e diverse verdure.

Finanziera: Inizialmente piatto povero realizzato con il riutilizzo delle parti scartate durante la trasformazione dei galletti in capponi e di alcuni scarti della macellazione dei bovini. Nasce nella zona del Monferrato durante il Medioevo, ma la prima ricetta conosciuta è stata proposta dal Maestro Martino e risale al 1450. Nel corso degli anni, abbandona le tavole dei poveri contadini piemontesi e diventa un secondo piatto lussuoso tanto da arrivare al prestigioso ristorante del Cambio di Torino che ospitava quale illustre commensale Camillo Benso conte di Cavour  il quale la ordinava nelle colazioni di lavoro.

Ma la regina indiscussa della gastronomia piemontese in questa stagione è la Bagna caoda, una salsa calda a base di acciughe, aglio e olio d'oliva.