Sulle tavole di Torino e della sua provincia piatti tipici sono protagonisti di una tradizione tramandata fino a
oggi. Nei mesi invernali l'ingrediente
d’eccellenza è la carne, declinata in
molte varianti, è alla base di tre grandi classici:
Gran Bollito Misto:
la ricetta tradizionale detta anche del "Bollito storico risorgimentale
piemontese" perché particolarmente gradita a re Vittorio Emanuele II,
comprende sette tagli principali di manzo, cotti insieme nella pentola più
grande, sette "ammennicoli", ovvero tagli di carne da cuocersi in
pentole separate, sette bagnèt (salse), un "richiamo" la lonza di
maiale e quattro contorni: patate lesse, spinaci al burro, funghi trifolati e
cipolle in agrodolce.
Fritto Misto alla
Piemontese: nel corso degli anni la preparazione ha subito importanti
aggiunte, abbinando il dolce con il
salato, è stata aggiunta la mela e l'amaretto, oltre carni miste e diverse
verdure.
Finanziera: Inizialmente piatto povero
realizzato con il riutilizzo delle parti scartate durante la trasformazione dei
galletti in capponi e di alcuni scarti della macellazione dei bovini. Nasce
nella zona del Monferrato durante il Medioevo, ma la prima ricetta conosciuta è
stata proposta dal Maestro Martino e risale al 1450. Nel corso degli anni,
abbandona le tavole dei poveri contadini piemontesi e diventa un secondo piatto
lussuoso tanto da arrivare al prestigioso ristorante del Cambio di Torino che
ospitava quale illustre commensale Camillo Benso conte di Cavour il quale la ordinava nelle colazioni di lavoro.
Ma la regina indiscussa della gastronomia piemontese in
questa stagione è la Bagna caoda,
una salsa calda a base di acciughe, aglio e olio d'oliva.

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