martedì 30 giugno 2020

Strade Colori e Sapori: i prodotti tipici




ANTICHI MAIS PIEMONTESI
Dai semi del mais, conosciuto anche come granturco o “meliga”, si ottiene la farina da polenta, prodotto tradizionale della cucina dell’Italia Settentrionale, piatto principale dell’alimentazione rurale nei secoli scorsi. Negli ultimi anni è ripresa la coltivazione di varietà pure come l’Ottofile, dalle piccole spighe con semi lucenti e perlacei dal colore rossiccio, che dà farine di qualità e gusto decisamente superiore, di solito macinate più grossolanamente nei mulini a pietra a lenta rotazione e setacciatura manuale. Le farine così ottenute, a differenza di quelle prodotte industrialmente, sono caratterizzate da un alto valore proteico, contenendo anche il germe oltre alla frazione fibrosa, consentendoci di riscoprire il valore  e la genuinità della vera polenta.
Stagione: ottobre-aprile.

ASPARAGO DI SANTENA DELLE TERRE DEL PIANALTO
Coltivato soprattutto su terreni prevalentemente sabbiosi, sciolti e permeabili, che ne conferisce particolari caratteristiche organolettiche.  Presenta apici e gemme di color verde intenso con sfumature violacee. Da tali gemme si sviluppano i getti o turioni, che si utilizzano come prelibato ortaggio quando sono nel primo stadio di sviluppo.
Stagione: da aprile ad inizio giugno.

CARDO BIANCO AVORIO DI ANDEZENO
Il cardo, dal fusto alto e dalle foglie molto sviluppate e carnose, dal gusto lievemente amarognolo è una tipica verdura autunnale, indispensabile ingrediente da accompagnare alla  “bagna caoda”, il Cardo di Andezeno ha foglie strette, frastagliate, spinose e particolarmente tenere. Tale tenerezza deriva da una pratica detta imbianchimento od eziolatura, effettuata legando la pianta ed avvolgendola con paglia o carta oppure rincalzandola, coprendola per i due terzi: a causa della mancanza di luce, il cardo non produce clorofilla e le parti commestibili risultano bianche, tenere, croccanti e dolci.
Stagione: settembre-febbraio.

CAVOLFIORE DI MONCALIERI
Il cavolfiore è una pianta ortiva caratterizzata da un fusto su cui si inseriscono lateralmente foglie più o meno sviluppate. Le foglie più alte avvolgono il germoglio, da cui derivano numerosi peduncoli molto ingrossati che formano la cosiddetta “testa”, che rappresenta la parte edule, insieme alle foglie avvolgenti più piccole e tenere. Il Cavolfiore di Moncalieri si contraddistingue per le teste a forma di cupola appuntita di colore che varia dal bianco avorio al bianco neve, con sfumature rosa.
Stagione: da ottobre fino ad inverno avanzato.

CILIEGIE DI PECETTO
Le Ciliegie di Pecetto Torinese, area di produzione: Andezeno, Arignano, Baldissero T.se, Chieri, Marentino, Montaldo T.se, Pavarolo,  Pecetto T.se e Pino T.se. si possono distinguere in ciliegie propriamente, duroni e amarene. Le varietà, coltivate a livello familiare nei terreni collinari, sono contraddistinte da  tecniche colturali generalmente ecocompatibili o biologiche.
Stagione: maggio-giugno.

CIPOLLA PIATLINA BIONDA DI ANDEZENO
Cipolla dal  bulbo di sapore dolce e di forma piatta formato da tuniche concentrate carnose, rivestito da altre membrane di colore dorato, ha trovato un habitat ideale nell’area di Andezeno, caratterizzato da terreni sciolti e leggeri. Si distingue dalle altre varietà per la lunga conservabilità  e per la  polpa molto tenera.
 Stagione: fine luglio-primavera avanzata.

PEPERONE DI CARMAGNOLA
Specie esotica di origine sudamericana, il peperone trovò un ambiente pedo-climatico ideale nella zona di Carmagnola, dove viene coltivato con successo da oltre un secolo, con selezione di quattro ecotipi locali di color giallo o rosso: Quadrato, con forma quadrata a tre o quattro punte. Di sapore dolce, è adatto al consumo crudo, ripieno e per preparazioni al forno; Lungo o corno di bue, con forma conica molto allungata. Il sapore dolce, la polpa compatta e il colore molto stabile nei liquidi di conserva ne fanno il prodotto ideale per la conservazione; Trottola, dalla forma a trottola con punta leggermente estroflessa. Di sapore dolce, assicura alte rese in tutte le preparazioni culinarie; Tumaticot, con forma compatta tondeggiante schiacciata ai due poli. Il sapore dolce e la polpa spessa lo rendono particolarmente adatto alla preparazione di antipasti e alla conservazione in agrodolce.
Stagione: luglio-novembre

POMODORO COSTOLUTO DI CAMBIANO
Nei terreni argillosi dell’area di Cambiano, con una selezione operata dai produttori fin dalla metà del secolo scorso, si è arrivati alla costituzione della varietà Pomodoro Costoluto di Cambiano, di vigoria medio-elevata con piante a foglia larga, bacche di forma appiattita, di media pezzatura e con buccia molto sottile. Tali bacche presentano una lieve costolatura nella zona del peduncolo, sono adatte  alla trasformazione in salsa e risultano molto gustose se vengono consumate parzialmente acerbe.
Stagione: fine luglio- novembre.

SUSINE DELLA COLLINA TORINESE
Il susino  è un albero con foglie ovali seghettate e  fiori bianchi o rosa, che compaiono quando le foglie non sono ancora molto sviluppate.  Sono state censite ben 30 varietà locali di susino ancora coltivate  sulle colline del torinese e del chierese: tra queste citiamo:
la Pruina di Pavarolo, con frutti di piccola pezzatura aventi buccia scura rossastra e polpa gialla;
la Settembrina ovale, zona di Sciolze, con frutti di piccola pezzatura aventi buccia di colore verde chiaro e polpa giallo-verde;
Stagione: fine giugno-metà luglio.

TARTUFO BIANCO DELLE COLLINE TORINESI
Funghi che si sviluppano sotto la superficie del suolo a profondità variabile, i tartufi vivono in simbiosi con querce, pioppi, salici, tigli e in misura minore con olmi, carpini, betulle, ontani noccioli e castagni. Il tartufo bianco è di color giallo pallido o tendente al beige, con chiazze rosso-brune. Di  forma tondeggiante globosa, esternamente si presenta liscio o finemente granuloso, leggermente vellutato, con una parte interna di colore che varia dal latte al rosa intenso ed è percorsa da venature bianche molto ramificate. Il profumo è pronunciato, piacevolmente aromatico.
Stagione: settembre-dicembre.

ZUCCHE DI ANDEZENO E SCIOLZE
Grazie ad un terreno ricco di minerali e non soggetto al dilavamento,  particolarmente adatto alla cultura della zucca, pianta ortiva con frutti generalmente voluminosi e di forma eterogenea (rotonda, ovale, oblunga, piatta, bitorzoluta), dai  colori molto variabili (bianco, giallo, arancio, rosso e verde in infinite sfumature), con pesi variabili. 
Stagione: autunno.

Strada Colori e Sapori: progetto della Città Metropolitana di Torino




Strade di Colori e Sapori, è un progetto della Città metropolitana di Torino nato nel 2006 con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il territorio collinare della zona sud di Torino e la sua naturale estensione nella pianura. 
Un territorio ricco di attrattive, il cui paesaggio conserva un ambiente naturale e rurale di pregio, ma anche piccoli borghi e città dense di beni storici, artistici e architettonici.

Comuni che ne fanno parte:
Andezeno: Tra il Monferrato e la pianura di Chieri
Arignano:  Paesino collinare di origine romana
Baldissero T.se: Sorto come borgata della città di Chieri
Chieri: Gotico, barocco ma anche tracce di un importante passato industriale convivono a Chieri con rara armonia
Cinzano: Un piccolo borgo di origine medievale adagiato sulle colline
Marentino: Tre antichi borghi formano oggi il “paese del Miele”
Montaldo T.se: Il “Mons Altus” che Federico Barbarossa donò alla Chiesa di Torino
Pavarolo: Piccolo comune situato sul versante sud delle Colline del Po
Pecetto T.se: Fondato su antichi insediamenti romani
Pino T.se: Soprannominato “il paese delle stelle” il comune sorge tra il colle di Montosolo e il colle “della Torre rotonda”
Pralormo: Il paese si adagia su una collina tra il Pianalto e l’inizio del Roero
Riva Presso Chieri: Il nome del borgo allude alla riva del torrente vicino alla cui sponda sorge l’insediamento
Santena: La casa di Camillo Cavour
Sciolze: Di origine antichissime, il piccolo comune è spesso stato teatro di sanguinose lotte.



mercoledì 17 giugno 2020

Fritto misto alla piemontese



Piatto del "dì 'd festa", che abbina il dolce con il salato, con l'aggiunta di mela, parti di semolino e amaretto,  a carni miste e diverse verdure.

La ricetta tradizionale vorrebbe il fritto misto costituito dai soli avanzi di macellazione del vitello per la parte "salata" e da qualche pezzo di dolce e frutta, il tutto accompagnato dalle verdure saltate in padella. 
Negli anni la composizione del fritto misto è stata notevolmente aumentata, oggi può arrivare anche ad essere composto da diversi pezzi tra carni (fegato di vitello,petto di pollo,salciccia,cervella,animelle), pesci di acqua dolce, frutta, verdura e dolce, ed è a tutti gli effetti da considerarsi un piatto unico.

Preparazione:
Tutti i componenti di carne, tagliati a pezzetti andranno passati prima nella farina, poi nell'uovo sbattuto salato e infine nel pane pesto setacciato finemente.
Preparare il semolino cuocendo nel latte la semola (35 gr. in 150 gr. di latte)  per 15 minuti con un po' di scorza di limone grattugiata, un cucchiaio di zucchero e poca vaniglia. Versare in una teglia e lasciare raffreddare. Tagliare a piccoli rombi ed impanare come la carne.
La frutta e la verdura devono essere puliti,  tagliati a pezzetti o fettine quindi passati in pastella preparata con uova, farina e latte oppure in pastella composta  da farina mescolata in acqua frizzante e fritta  in olio caldo. Nella stessa pastella  immergere gli amaretti e procedere nella cottura.
Deve essere pronto tutto nello stesso momento,servito ben caldo dopo averlo sgocciolato su  carta cucina assorbente.

martedì 16 giugno 2020

Piatti tipici della stagione primavera ed estate



La primavera, è la stagione delle frittate, fatte approfittando delle belle e buone erbe che crescono nell'orto e nei campi.

Un altro grande piatto della cucina primaverile è il fritto misto alla piemontese.


Per quanto riguarda il pesce, un altro piatto primaverile è la tinca in carpione; in questo modo si trovano fatte anche carpe, anguille e trote.


Il vitello tonnato, è  tra i più classici piatti di antipasto piemontese.


In estate molti cibi si mangiano nei vari bagnet.


Altro piatto estivo sono le cipolle ripiene, che nascono per tradizione a Settimo Torinese, dove per anni hanno rappresentato il piatto tipico dell'ultima domenica di agosto.


Molti ristoranti, inoltre, propongono un piatto di rane.



D'estate si mangia poi il coniglio, animale fondamentale nella cucina piemontese.

Tra i dessert,  tipico per l'estate sono le pesche ripiene.




mercoledì 20 maggio 2020

Conservare gli alimenti in frigorifero: alcuni consigli



Aria, calore e luce sono gli elementi da tenere in maggiore considerazione quando si conservano gli alimenti in frigorifero. Gli ingredienti più a rischio sono i surgelati, le carni e il pesce fresco, le uova e i latticini.

Occorre suddividere le varie derrate e porle in frigorifero, evitando di tenere la porta aperta per troppo tempo, perché l’aumento della temperatura può comprometterne l’integrità.

Se sono stati acquistati surgelati occorre metterli immediatamente in congelatore, se durante il tragitto dovessero essersi scongelati, non vanno assolutamente posti nel congelatore, ma in frigorifero in un recipiente e consumati entro 24 ore.

Se nei sacchetti della frutta e della verdura si è formata della condensa, bisogna cambiarli per evitarne il deterioramento.

I pesci interi devono essere eviscerati nel giro di alcune ore dall’ acquisto, possibilmente prima di porli in frigorifero. Una volta puliti, vanno lavati e asciugati e posti in un contenitore a chiusura ermetica avente una griglia sul fondo, in modo che eventuali liquidi non vadano a contatto con il pesce.

La carne va posta in contenitori a chiusura ermetica per evitare che i liquidi emessi possano contaminare gli altri alimenti.

I formaggi freschi e semistagionati devono essere riposti in frigorifero. Quelli stagionati a pasta dura si possono anche tenere fuori frigo a una temperatura compresa tra 8 e 14 gradi in luogo asciutto privo di polvere e odori.

Gli alimenti cotti vanno sempre chiusi in contenitori, in sacchetti o protetti da appositi involucri per alimenti, per evitare che eventuali batteri presenti sui cibi crudi li possano contaminare.

Per una corretta conservazione non ammassare troppi alimenti sui vari ripiani del frigorifero in modo tale che ci sia una buona circolazione di aria.

La temperatura ideale del frigorifero è tra 0 e + 4.

martedì 5 maggio 2020

Ciliegia di Pecetto Torinese (Torino): la storia



La presenza delle ciliegie sulla Collina Torinese è antica,
Questo è il risultato di un ambiente pedo-climatico decisamente favorevole: i versanti
meridionali, e in particolare quelli rivolti a levante, sono ricoperti di uno strato di terreno
limoso ideale per la specie. Il versante collinare meridionale, elevato sulla pianura
e ben esposto, non è soggetto alle nebbie alle elevate umidità della stagione
invernale e alle gelate tardive primaverili. Tutti fattori essenziali per una cerasicoltura naturale.

Fin oltre il 1930 erano molte le massaie che prima dell'alba partivano dal versante
meridionale della Collina: da Cavoretto, da Revigliasco, Pecetto, Pino, Baldissero, con
due, tre ceste in spalla o al braccio piene di pollame, uova e frutta per raggiungere Torino e il mercato di Porta Palazzo. I negozianti invece, con cavallo e biroccio, preferivano passare dalla pianura attraverso Moncalieri, per venire, fino a Trofarello e Pecetto a rifornirsi del prelibato frutto.

Gli storici locali aggiungono poi la promozione svolta dagli Eremiti camaldolesi dell'Eremo
di Pecetto, che nei secoli XVII e XVIII usavano le ciliegie ed in particolare i piccioli per
confezionare tisane diuretiche e marmellate, e dai Duchi di Savoia, che andavano a caccia
degli uccelli attirati dalle ciliegie.

Nel 1916, quando i nuovi impianti incominciavano a fruttificare e i giovani erano in guerra, il Sindaco di Pecetto Mogna istituì il Mercato delle ciliegie serale, che, a conferma dell'ottimo risultato, già nell'anno successivo fu reso giornaliero. Nel 1917 si vendettero 722 quintali di frutta, di cui oltre il 50% erano ancora agriotte, il 27% ciliegie, il 18% graffioni e un 5% di pere.

Nel frattempo si faceva promozione delle ciliegie di Pecetto; già nel 1911 all'Esposizione
Internazionale di Torino Pecetto offri ai visitatori graffioni sotto spirito e nel 1922 in un
quartiere di Torino le ceresere offrirono le ciliegie, sempre in collaborazione tra
istituzioni civile e ‘religiosa'. In quegli anni la locale distilleria (di vinacce) Levetto iniziava a
confezionare artigianalmente i graffioni sotto spirito, come si usava nelle famiglie.

Nel 1925 nel chierese arrivò la fillossera che in pochi anni distrusse i vigneti, a cui si
aggiunsero a Pecetto nel 1929 e 1930 due grandinate che distrussero totalmente la
produzione viticola e compromisero quella degli anni successivi. Per effetto conseguente, anche la cerasicoltura, ormai affermata come produzione non più marginale, si sviluppò ulteriormente. Occorre ricordare negli anni successivi il lavoro di miglioramento tecnico svolto dalle Cattedre Ambulanti di Agricoltura e l'introduzione di nuove varietà, tra cui: la Vigevano, i Galucio e la Martini.

Negli anni 50 e 60 in tutta la zona di più tradizionale coltivazione del ciliegio: Pecetto, Trofarello, Revigliasco e dintorni, con l'esodo dalle campagne e con esso dei raccoglitori stagionali provenienti in massima parte dalle montagne del Saluzzese, lo sviluppo della cerasicoltura si è fermato; non si sostituivano più le piante che morivano più frequentemente a seguito della meccanizzazione o venivano sradicate per dare spazio alla stessa. 

Solo dagli anni 70 in particolare a Pecetto, con l'aiuto dell'Osservatorio fitopatologico,
dell'Università di Torino e della Regione Piemonte , si è iniziato da parte di alcuni frutticoltori
a impiantare cereseti con sistemi e tecniche di conduzione moderne. Con la nascita, nel 1984, della Associazione FACOLT e una collaborazione più stretta e organica con Regione, Università, Comune, Organizzazioni Professionali Agricole e, in questi ultimi anni, Provincia si è iniziata una nuova fase di rinnovo e modernizzazione della cerasicoltura.

Recentemente, nel 2001, le ciliegie prodotte su tutto il versante meridionale della Collina
Torinese da Moncalieri a Sciolze e Arignano, che avevano, soprattutto in passato, i loro
centri di aggregazione nel Mercato delle Ciliegie di Pecetto e nel Mercato dell'Amarena a
Trofarello e sono oggi prodotte con metodi ecosostenibili, sono state riconosciute dalla
Regione Piemonte Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.) e inserite nell'albo
nazionale con il nome di "Ciliegie di Pecetto". Le principali varietà tipiche locali sono, per il
gruppo delle ciliegie vere e proprie: (in ordine di maturazione) la Vigevano, la Mollana, la
Vittona, la Galucia, la Cacciatora o Moncalera, la Vittona dle Spi, la Martini e la Ciliegia Bianca; per i duroni: il Galucio e il Grafion bianch; e per le agriotte: l'Amarena di Trofarello
o semplicemente Griotta e la Marisa. A queste si affiancano varietà di recente introduzione
riconosciute di rilevante qualità da una apposita commissione tecnica.

Dal 2003 le "Ciliegie di Pecetto" sono inserite nel Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino.

giovedì 30 aprile 2020

Tortiglioni con salsa alle verdure






Salsa alle verdure
5                         Broccoli
2                         Scalogno
3                         Spicchi aglio
50gr                    patate a cubetti
1lt                        Brodo vegetale
500gr                  Sedano verde
1kg                      Carote
300gr                   Porri
1,5kg                    Zucchine Verdi
500gr                    Peperoni gialli
500gr                    Peperoni Rossi
300gr                    Melanzane
500gr                    Cipolle bionde
                              ricotta affumicata grattugiata
Procedimento:
Brodo Vegetale: In una  pentola con 3 lt di acqua, mettere a cuocere 1kg di zucchini, il sedano, la cipolla, 400gr di carote, I porri, aggiungere il sale e fare cuocere a fuoco lento 3 ore.
Tagliare tutte le verdure restanti 
Scottare le verdure separatamente, condire con olio, sale e pepe.
Crema di Broccoli: Cuocere i broccoli in acqua bollente e salata.
In un pentolino rosolare lo scalogno e le patate a cubetti in poco olio, aggiungere il brodo vegetale e fare cuocere bene.
Frullare I broccoli con la patata e porro aggiungere olio di oliva, ottenendo un crema.
Composizione del piatto: cuocere i tortiglioni o pasta di altro formato a piacere in acqua salata, colarli e condirli in padella con le verdure, aggiustare di sale, aggiungere basilico sminuzzato, adagiare la porzione di pasta sopra un velo di crema di broccoli, servire con la ricotta affumicata grattugiata.

domenica 26 aprile 2020

Asparago di Santena e delle Terre del Pianalto


L'asparago è prodotto appartenente al "Paniere dei prodotti tipici della provincia di Torino", "logo-ombrello" che protegge e garantisce i prodotti agroalimentari tipici del territorio.

Inserito inoltre nel progetto "Strade di colori e sapori" nato nel 2006 con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il territorio collinare della zona sud di Torino e la sua naturale estensione nella pianura. Un territorio ricco di attrattive, composto da un paesaggio che in molta parte conserva un ambiente naturale e rurale di pregio, ma anche da piccoli borghi e città dense di beni storici, artistici, architettonici di alto valore culturale.

L'asparago appartiene alla stessa famiglia delle liliacee, cioè quella dei gigli e dei mughetti.
Di questo ortaggio si mangiano i "turioni'' cioè i germogli, di sapore delicato, che si formano dai rizomi sotterranei.
Pare che l'asparago sia originario dell'oriente, tesi suffragata dal fatto che lo mangiavano già nell'antica Mesopotamia e in Egitto. I Greci, invece, gli attribuivano doti afrodisiache.

Forse spetta ai Romani il merito di aver scoperto le doti gastronomiche dell'asparago, poiché prima di allora era apprezzato, più che altro, per le buone qualità terapeutiche.

In tempi "più' recenti", a cavallo tra la prima e la seconda metà dell'Ottocento, Cavour, interessatosi alla coltivazione di tale ortaggio, affermò che l'asparago fu la "sorgente della prosperità di Santena"

In Piemonte è rinomato quello di Santena, di Poirino e dei paesi limitrofi.

Le sue qualità organolettiche dipendono in gran parte dal tipo di terreno permeabile e sabbioso, dalla maturazione fuori serra e dall'impiego di concimi organici.

sabato 25 aprile 2020

Il ragù alla piemontese

La cucina casalinga piemontese,  prevede l’utilizzo del ragù di carne per quasi tutti i piatti tipici: dai tajarin ai ravioli al plin, alla pasta al forno. Gli ingredienti sono semplici: il classico soffritto di cipolla, sedano e carota; la passata di pomodoro e carne;  preferibilmente è previsto per la cottura l'utilizzo di una pentola di coccio. La cottura lenta, a fuoco basso per avere un ragù veramente gustoso.

 Ingredienti:

  • 300 gr di carne macinata di vitello
  • 300 gr di salsiccia
  • 750 gr di passata di pomodoro
  • una carota
  • una gamba di sedano
  • mezza cipolla
  • un rametto di rosmarino
  • olio extravergine
  • volendo aggiungere un po' di vino rosso.

Preparazione

Pulite la verdura e tritatela molto fine con il rosmarino, poi fatela soffriggere nel tegame con olio extravergine di oliva. (Opzione: a questo punto mia nonna aggiungeva un po' di vino rosso.) Aggiungete la carne e fatela rosolare per almeno una decina di minuti, poi amalgamate bene la verdura e la carne.
Aggiungete la passata di pomodoro, mescolate, coprite con un coperchio e cuocete per circa due ore e mezza a fuoco basso.
Il “trucco” per un'ottima riuscita del ragù è quello di non rimestare di frequente e lasciare cuocere lentamente.

lunedì 23 marzo 2020

Pralormo (To) paese ricco di storia, cultura e tradizione.




Pralormo è un piccolo comune ricco di storia, cultura e tradizione, un paese ricco di fascino naturalistico, basato sull'agricoltura e l'allevamento. La produzione punta di diamante è l'allevamento della tinca gobba dorata del Pianalto, pesce caratteristico d'acqua dolce che vive nei laghetti locali: le “Peschiere”, bacini artificiali, utilizzati per l'irrigazione e l'allevamento.

La Tinca ha un corpo piuttosto massiccio con le pinne brevi e molli e quella caudale ottusa, si distingue dalle altre varietà per l’aspetto e per il sapore della carne, che permette preparazioni di ricette d'eccellenza.

L'equilibrio tra l'agricoltura e le altre attività del paese si sposa bene col territorio costituito da pianura, collina e aree boschive: luoghi di straordinaria attrazione per turisti occasionali e locali.

La comunità di Pralormo nutre venerazione particolare per la Beata della Spina il cui Santuario voluto dalla devozione popolare, venne costruito dopo che un’immagine della Vergine dipinta su un pilone e graffiata ad un occhio da uno spino, emise sangue.

Il Santuario è adiacente al monastero e fa parte della Parrocchia di Pralormo.

La fisionomia del paese è caratterizzata dalla Parrocchiale di San Donato, edificata nel 1931 dove sorgevano la precedente canonica e l’antica confraternita di San Bernardino. Poco distante troviamo l'Antica parrocchiale costruita tra la fine del XVII e i primi anni del XVIII secolo, e il Castello Beraudo di Pralormo, la cui prima costruzione risale al XIII secolo.

Il Castello divenne in seguito di proprietà di Manfredo Roero di Pralormo e dei suoi discendenti che divisero il feudo ed il castello in tre parti fino alla fine del 1600.

Dal 1730 molti progetti di restauro ne modificarono quasi completamente la struttura iniziale, quella che prima era strada divenne giardino di rose e poi nel 1500 parco inglese ed in seguito, sino ad arrivare ai giorni nostri, in un meraviglioso parco dove possiamo ammirare i famosi tulipani per tutto il periodo di fioritura.


Oggi la famiglia Pralormo risiede abitualmente al Castello esercitando il ruolo di tutela e conservazione attraverso continui restauri. Consolata Beraudo di Pralormo è stata l’ideatrice e realizzatrice di numerose iniziative In particolare, MESSER TULIPANO, evento botanico che ogni anno dal 2000 nel mese di aprile accoglie migliaia di visitatori con la spettacolare fioritura di tulipani nel parco.

Quest'anno l'evento previsto con inizio a fine marzo è stato annullato.

Il bagnetto rosso





Il bagnetto rosso è una salsa tradizionale della cucina piemontese, insieme al bagnetto verde e alla cugnà solitamente viene utilizzato per accompagnare il bollito misto .alla piemontese.

Ingredienti:

8 pomodori ben maturi 
2 cipolle medie 
1 carota 
2 spicchi d'aglio  
   aceto di vino
   olio d'oliva
   un pizzico si peperoncino un pizzico
   zucchero e sale


Preparazione: 

Lavare e tritare i pomodori, la carota, le cipolle e l'aglio. Mettere il tutto in un recipiente di terracotta, unire un pizzico di peperoncino, un cucchiaio di zucchero e un cucchiaino di aceto, sale e olio d'oliva. Mettere sul fuoco e far cuocere a fuoco lento per 3 o 4 ore.
Passare il bagnetto rosso al setaccio e allungare con altro olio d'oliva. Assaggiare ed eventualmente aggiustare il sapore con il sale.

sabato 7 marzo 2020

Zest di Carignano (Torino)



Gli Zest sono scorze di agrumi candite, Hanno la forma di stretti spicchi, lunghi quanto le dimensioni del frutto da cui sono tratti.

La zona di produzione è il comune di Carignano in provincia di Torino.

La ricetta tradizionale è descritta da un confetturiere di Carignano del Settecento, Pietro Caligaris, e da allora si tramanda di generazione in generazione. 

Per 1 kg di scorze e 1 kg di zucchero le fasi produttive sono in sintesi le seguenti:

Si mettono le scorze in acqua fresca a coprirle per 24-48 ore; l’acqua può essere conservata per preparare la soluzione zuccherina; si fa bollire le scorze scolate in acqua fino a quando si passino con uno stecchino senza grande sforzo, o che ai denti siano tenere; si scola e si lavano cambiando l’acqua due o tre volte, eseguire una scolatura finale; si prepara la soluzione zuccherina sciogliendo lo zucchero a parte in acqua calda e si lascia intiepidire; si immergono le scorze nella soluzione zuccherina, provocare il bollore e raffreddare ripetere 2 volte e lasciare raffreddare.
Dopo un giorno togliere le scorze e concentrare la soluzione zuccherina, che nel frattempo si sarà arricchita dell'acqua degli zest, facendola evaporare al fuoco; rimettere gli zest nella soluzione concentrata e ripetere i bollori; ripetere per 8 giorni, sempre riprendendo e concentrando la soluzione zuccherina ogni giorno; l'ultimo giorno togliere gli zest dal bagno zuccherino e mettere a scolare su una griglia o un setaccio. Dopo che saranno secchi, rotolarli nello zucchero cristallino. 
Questo metodo è particolarmente laborioso e lungo, e le varie fasi possono essere ridotte a piacere, ottenendo però prodotti diversi.
Più è breve il tempo di canditura, meno zucchero conterranno gli zest, che dovranno essere consumati in tempi più brevi. Dopo il procedimento descritto, è possibile ricoprire parzialmente o totalmente gli zest con cioccolato fondente, opportunamente temprato.

Fonte:

giovedì 20 febbraio 2020

Bagnet verd - Bagnetto verde




Salsa tipica del nostro territorio, il Bagnet Verd, si accompagna ai piatti della tradizione. Ottimo sul bollito misto alla piemontese e in generale per accompagnare le carni lesse o la lingua di vitello.

Ingredienti:
2 manciate di prezzemolo
1 tuorlo d'uovo sodo
2 cucchiai di aceto di vino
25 g, mollica di pane
2 spicchi d'aglio
1 bicchiere d'olio extravergine d'oliva
1 acciuga sotto sale dissalata

Preparazione:
Bagnate la mollica di pane con l'aceto e lasciatela riposare qualche minuto, quindi strizzatela, mettetela in una ciotola. Lavate il prezzemolo e tritatelo finemente insieme agli spicchi d'aglio, privati del germoglio interno. Unite al trito il tuorlo d'uovo sodo e amalgamatelo bene nella ciotola contenente la mollica imbevuta di aceto e aggiungete l'olio a filo in quantità necessaria ad ottenere una salsa ben fluida, aggiustare di  sale.

Lasciare riposare e prima di servire mescolare.

mercoledì 19 febbraio 2020

Salsa di ortaggi



Ingredienti:

Ananas  qualche fetta
Mele        n.2
Patate     n.3
Zucchine n.2
Cuore del sedano
Qualche foglia di lattuga
Cipolline sott'aceto  n.5
Qualche punta di asparagi 

Preparazione:
Sbucciare l'ananas e le mele, tagliare a pezzettoni. Far bollire le patate, raffreddarle e dopo averle pelate tagliare a pezzettoni. Ricavare la parte verde delle zucchine e il cuore del sedano. Spezzettare le foglie di lattuga

Frullare tutti gli ingredienti unendo, se di stagione qualche punta di asparagi. 
Aggiungere sale e olio.

Ottima per  accompagnare carni crude e bollite.

venerdì 14 febbraio 2020

Le bignole:dolci tipici della pasticceria torinese




Le bignole, in italiano bigné dal francese beignet, sono uno dei dolci tipici della pasticceria torinese e piemontese. Graditi a corte durante il regno sabaudo, questi piccoli gusci di pasta dolce lievitata e rigonfia, dalla forma tondeggiante e ripieni di crema pasticcera sono un grande classico  dei pranzi domenicali, delle feste e delle ricorrenze. Non c’è pranzo in famiglia che si rispetti che non preveda le bignole come dolce finale.

A Torino le bignole hanno una taglia più piccola rispetto al resto della regione, perché in epoca sabauda si era diffusa una dimensione più piccola,  da qui il termine più generico di mignon per indicare questi deliziosi pasticcini alla crema. Nel corso degli anni, le bignole hanno mantenuto la stessa forma, dimensione e  bontà.

I gusti delle bignole, riconoscibili dal colore della glassa che li ricopre, sono tanti e per tutti i palati: il verde per pistacchio, il beige per la nocciola, il rosa per lo zabaione e il marrone per il cioccolato. Ma ce ne sono tantissimi da gustare!

Gli ingredienti per la preparazione dei gusci delle bignole sono acqua, burro, farina, uova e sale, dopo la cottura vengono riempiti di varie creme quindi si glassano con zucchero fondente e/o con cioccolato.

Per la preparazione della crema base delle bignole vengono usati zucchero, tuorli d'uovo, latte, amido di riso e/o farina, vaniglia o altri aromi. Alla crema base si possono aggiungere cioccolato, caffè, nocciole, pistacchi.

martedì 11 febbraio 2020

Il Semolino dolce o fritura dossa





La  fritura dossa è uno dei componenti principali del fritto misto piemontese, anche se in molte trattorie piemontesi rimaste legate alle vecchie tradizioni, in particolare del Canavese, viene servita come contorno di piatti di carne unito a verdura di stagione.

Ingredienti:
1/2 litro  di latte
100 g di semola
2 uova
2 cucchiai colmi di zucchero
1 limone non trattato
liquore aromatico
100 g di pangrattato
4 cucchiai di farina
olio di oliva o di semi per friggere
1 pizzico di sale

Preparazione:
Portare a ebollizione mezzo litro di latte con un pizzico di sale e unite la semola setacciata facendola cadere a pioggia mentre mescolate con una frusta. Appena  avrà raggiunto il bollore, abbassare la fiamma e cuocere a fuoco bassissimo per 20- 30 minuti, mescolando continuamente con una spatola in legno. Verso fine cottura, aggiungere la scorza grattugiata di mezzo limone e lo zucchero. Ritirare la pentola dalla fiamma e incorporare immediatamente un tuorlo, tenendo da parte l’albume, mescolando energicamente. Profumare con liquore e versare il semolino in una pirofila oliata, livellandolo con una spatola bagnata, in modo da ottenere uno spessore di circa due dita. Lasciate raffreddare completamente.

Sbattere l’uovo rimasto con l’albume tenuto da parte e un po' di latte. Tagliare il semolino a losanghe, passarle prima nella farina, poi nelle uova sbattute (uovo intero più albume avanzato) e successivamente nel pangrattato, facendolo aderire bene. Friggere le losanghe di semolino in abbondante olio caldo, estrarle con la schiumarola  quando sono dorate e depositarle su carta assorbente.
Servire immediatamente.

Le bugìe: dolce di Carnevale





ll Carnevale è una festa che si celebra nei mesi di febbraio e marzo, tendenzialmente prima del Mercoledì delle Ceneri, con feste, sfilate di carri allegorici e persone che partecipano mascherate, ogni paese ha le proprie tradizioni e usanze.

Una delle specialità del Carnevale sono quelle che noi chiamiamo bugie, un dolce a base di farina, burro, zucchero, uova e una componente alcoolica come l’acquavite, il marsala, la sambuca, il vinsanto, la grappa oppure lo spumante; l’impasto viene tagliato a strisce e cotto al forno o fritto. Infine si spolvera con lo zucchero a velo oppure ricoperto con miele o cioccolato.

La storia delle bugie di Carnevale è antica: le origini risalgono a quando nell’ antica Roma si celebravano i Saturnali, una festa molto simile al Carnevale odierno. Durante quel periodo di banchetti e feste popolari, uno dei simboli erano le Frictilia, dolci fritti nel grasso di maiale, distribuiti alla folla tra le strade della città.

Quando si diffuse la religione cattolica, le bugie erano apprezzate nel tempo di Quaresima, in cui non si poteva mangiare la carne. Questi dolci erano nutrienti e buonissimi da mangiare proprio in periodo di festa. Si era soliti farne grosse quantità perché dovevano durare per tutto il periodo della Quaresima. Veniva servito alla folla che si recava in strada per festeggiare il carnevale.

sabato 8 febbraio 2020

I Maestri del Gusto 2019/2020 sempre in movimento a Torino



Realizzata ogni due anni da Camera di Commercio di Torino, Slow Food e Laboratorio Chimico Camerale, la selezione dei Maestri del Gusto di Torino e Provincia nasce nel 2002 per condurre l’ambiziosa e coraggiosa battaglia per un cibo buono, pulito e giusto. Valori che il nostro territorio ha fatto suoi concretizzandoli in una tradizione agroalimentare ampia e qualificata dimostrata dal numero dei Maestri, passati dai 50 del 2002 ai 209 dell’edizione 2019 e rappresentati da 26 categorie.


I Maestri del Gusto con la loro passione per la genuinità, il territorio e la qualità dei prodotti ci accompagnano alla scoperta dei sapori e delle specialità di Torino e provincia: dall’ azienda agricola al negozio, dalla bottega storica al laboratorio innovativo, produttori, contadini, commercianti e artigiani ci offrono spunti per un viaggio attraverso antiche tradizioni e proposte innovative.

I Maestri del Gusto sono sempre in movimento, li potremo trovare a Torino con le loro eccellenze, in occasione di diversi mercati all’ insegna della qualità:

LA SPESA IN CAMPAGNA CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI PIEMONTE
SECONDA DOMENICA DEL MESE – Piazza Palazzo di Città
TERZA DOMENICA DEL MESE – Piazza Bodoni

CAMPAGNA AMICA COLDIRETTI
VENERDI (ore 15.00/19.00) – Giardini Lamarmora
QUARTA DOMENICA DEL MESE – Piazza Bodoni

martedì 4 febbraio 2020

La Provincia di Torino e la sua enogastronomia



Il territorio della nostra Provincia offre una vastissima scelta di prodotti tipici, utilizzati nella preparazione dei piatti della tradizione: i formaggi di capra freschi e le tome stagionate, i pregiati marroni della Valle di Susa, la frutta della pianura, i funghi del Pinerolese e della Valsangone, il miele e le marmellate.

Numerose le fiere e sagre che celebrano le proposte enogastronomiche tra le quali una menzione particolare va all'arte dolciaria:
la Val Pellice, assieme a Torino, è il regno del cioccolato e dei gianduiotti;
il Pinerolese è patria dei migliori panettoni artigianali;
in tutto il territorio pasticcerie storiche propongono le golosità della tradizione: paste di meliga, canestrelli, pan della marchesa, focaccia di Susa.

I vini locali sono ottenuti sia da vitigni autoctoni, che in Valle di Susa spesso crescono a quote da record europeo, sia dai vitigni piemontesi più importanti.

Le DOC Pinerolese Pedemontano e Valsusa garantiscono l’eccellenza dei vini rossi. Più numerose e varie le DOC del Canavese: Erbaluce di Caluso, Caluso Passito, Passito liquoroso, Spumante Erbaluce, Nebbiolo Carema, Canavese bianco e Canavese rosso.

Sono molto apprezzati anche i distillati di fiori alpini (genepy), le grappe e le tisane.

Nel Canavese e nelle Valli di Lanzo, spiccano le tome, formaggi tipici celebrati  anche nella cucina.

A Torino, l’arte del cioccolato è iniziata nel Cinquecento e in occasione del carnevale del 1867 venne inventato il gianduiotto.  Sempre a Torino è nato il vermouth, inventato da Benedetto Carpano nel 1786.

venerdì 31 gennaio 2020

Il Mercato Centrale di Torino centro gastronomico nel cuore della città.




Aperto il 13 aprile 2019 il Mercato Centrale  di Torino è il nuovo centro gastronomico di 4500 mq. distribuiti  su più livelli posto nel centro di Torino in Piazza della Repubblica (Porta Palazzo) in cui trovano posto botteghe di artigiani del gusto, ristorante, scuola di cucina, birreria, bar e caffetteria e molte novità.

Si può fare la spesa in tutte le botteghe e/o mangiare i prodotti caldi e freschi preparati dagli artigiani del gusto direttamente sul posto, pagando direttamente alle rispettive casse. Tutti i tavoli del Mercato sono a disposizione del pubblico per consumare i piatti acquistati dalle botteghe, senza alcun costo aggiuntivo. Quando si è seduti è possibile ordinare da bere al personale di sala, che prende l’ ordinazione al tavolo e serve direttamente, con pagamento immediato.

Al Mercato Centrale dentro ogni piatto troviamo l’esperienza, la conoscenza e la passione degli artigiani, i veri protagonisti di ogni bontà, insieme alla selezione attenta di ogni materia prima, alla profonda conoscenza delle preparazioni e alla loro creatività che rende ogni piatto unico.

Infine troviamo il primo negozio fisico “sperimentale” Cortilia, il mercato agricolo online, che farà conoscere i suoi prodotti freschi da comprare direttamente al Mercato.

Per trascorrere la serata, c’è la distilleria di Simone Mari, aperta fino a tardi, alla quale è possibile accedere direttamente dalla piazza.

Oltre alle postazioni food e ai ristoranti, il secondo piano e le due storiche ghiacciaie visitabili che risalgono al XVIII secolo vengono utilizzati per ospitare il fitto calendario di eventi culturali 


Orari del Mercato Centrale Torino
aperto 364 giorni all’anno
dal lunedì alla domenica dalle 8.00 alle 24.00

La Distilleria di Simone Mari (primo piano)
Dalla domenica al mercoledì dalle 18.00 all’1.00
Dal giovedì al sabato dalle 18.00 alle 2.00